Le dashboard non devono essere i nuovi PDF: lo dicono la task force sui dati, l’Accademia dei Lincei e Mandrake

In questi giorni l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato due nuove interessanti dashboard (prima e seconda), senza però pubblicare anche i dati machine readable.
E non va bene!

Lo dice la task force sui dati (“Gruppo di lavoro 2 – Data collection and Infrastructure) nel documento “Analisi dei flussi e mappatura delle banche dati di interesse per la task force dati per l’emergenza COVID-19” (grazie Giorgia Lodi per averlo recentemente sottolineato):

Nel caso di messa a disposizione di forme di visualizzazione dei dati (e.g., dashboard, mappe, ecc) da parte delle amministrazioni, si raccomanda di accompagnarle sempre con i dati grezzi da rilasciare secondo il paradigma open data (formato aperto e licenza aperta), nel rispetto delle normative vigenti in tema di protezione dei dati personali.

Se il dato grezzo è di tipo dinamico, ossia con una frequenza di aggiornamento molto elevata, è bene rendere disponibile il dato aperto mediante l’ausilio di Application Programming Interface (API), prevedendo comunque una sua storicizzazione da scaricare anche in blocco (download in bulk ​ ).

Si raccomanda, infine, di metadatare il dato aperto rilasciato secondo gli standard nazionali ed europei di riferimento per la sua documentazione nei relativi cataloghi dei dati nazionali ed europei.

L’Accademia dei Lincei nel documento “Dati pubblici, governo delle epidemie e democrazia” evidenzia 4 punti salienti:

Tutti i dati sull’epidemia devono essere resi pubblici, ovviamente nel rispetto della privacy.

La trasparenza è un principio di base delle democrazie.

La disponibilità dei dati pubblici è necessaria per poter coinvolgere la comunità scientifica nel governo dell’epidemia.

In assenza di trasparenza, ogni conclusione diviene contestabile sul piano scientifico e, quindi, anche sul piano politico.

Mandrake ci ha telefonato ieri e ha detto che è con noi.

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