I nuovi bollettini di allerta della Protezione Civile sono #opendata

Il 5 marzo del 2018 la Protezione Civile ha dato notizia del “nuovo bollettino di criticità nazionale/allerta“, per i rischi idraulico, temporali e idrogeologico.

Diverse le novità, ma il mio interesse è stato catturato subito dalla citazione del “decreto legislativo n. 33 del 2013” sul “riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicita’, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”.

E in particolare da questa frase:

la nuova versione del bollettino è scaricabile, oltre che in pdf, anche nei formati aperti .xml e shape file che consentono il riutilizzo dei dati associati al documento.

È un’ottima cosa che i dati siano in formati più adatti ad analisi (automatiche e non) tramite computer e che siano riutilizzabili anche in termini formali, quindi sostanziali.
Sono dati pubblici di grande interesse, valore e utilità e tutto questo a mio avviso era dovuto e necessario.

Ma qualcosa in quelle ore non mi tornava, non mi sembravano dati aperti, perché riscontravo che:

Se la licenza non è specificata, varrebbe il cosiddetto open by default: l’articolo 52, comma 2 del Codice dell’Amministrazione Digitale, proprio nel caso di dati della Pubblica Amministrazione senza una licenza associata, prevede che i dati si intendono rilasciati con licenza aperta per il riuso.

Ma sul sito della Protezione Civile c’è una licenza non aperta specificata in ogni pagina (nel piede), ovvero la Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported License. Quindi, in mancanza di altre informazioni, non potevo applicare serenamente l’open by default.

Allora qualche giorno dopo, l’8 marzo del 2018, ho scritto alla Protezione Civile per chiedere (tra le altre cose) di associare a questi dati una licenza aperta.
Dopo poco più di un mese ho ricevuto risposta: è stato inserito nei metadati il riferimento alla licenza “Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale“, quindi i bollettini hanno una licenza aperta (è stata associata ai file di download successivamente alla mia email di inizio marzo).

Se si apre ad esempio il file XML del 21 aprile 2018 – che in realtà è un file zip che fa da contenitore – questo è associato al file BCR_testo_DCAT_AP_IT.xml, in cui all’interno c’è la stringa:

Non vogliamo e non possiamo prenderci meriti che non abbiamo e/o di cui non possiamo essere certi. Ma così come ci è sembrato dovuto – al lancio del nuovo servizio – segnalare alla PC che ci fossero dei problemi con la licenza, oggi ci sembra dovuto e utile dare pubblicamente diffusione che siano stati risolti.

Sarebbe ottimale che ci fosse evidenza della licenza aperta anche nel testo della pagina dei bollettini.

Andrea Borruso

Geomatico, mi occupo di rilevamento e trattamento informatico di dati relativi alla Terra e all’ambiente, sono uno degli autori delle linee guida Open Data del Comune di Palermo.
Di notte faccio il civic hacker

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