Incontro con Errani su “trasparenza e legalità della ricostruzione”

A seguire il comunicato stampa dell’incontro del 25/10/2016

COMUNICATO STAMPA

Terremoto: oggi da Errani impegni concreti su trasparenza e legalità della ricostruzione

A conclusione dell’incontro svoltosi oggi a Roma, una delegazione di organizzazioni coordinate da ActionAid esprime soddisfazione per la disponibilità del Commissario a collaborare con la società civile e i cittadini garantendo l’accessibilità dei dati

Roma, 25.10.2016 – Garantire la trasparenza e la legalità della ricostruzione attraverso dati accessibili e partecipazione dei cittadini. Sono alcuni degli impegni presi dal Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori colpiti dal terremoto, Vasco Errani, nel corso dell’incontro svoltosi oggi a Roma con ActionAid, Cittadinanzattiva, la piattaforma TerremotoCentroItalia.info e OnData. La delegazione ricevuta da Errani ha rappresentato durante il colloquio anche le istanze delle organizzazioni Riparte il Futuro, Diritto di Sapere, Cittadini Reattivi e Transparency International Italia.

Il Commissario straordinario, durante l’incontro, ha sottolineato l’esigenza di lavorare per andare oltre le precedenti esperienze di ricostruzione post terremoto, affrontando anche le ulteriori sfide amministrative per garantire più trasparenza e adattando le risposte al contesto sociale, ambientale ed economico interessato dal sisma. Errani ha anche ricordato l’importanza di comunicare ai cittadini con percorsi di informazione e aggiornamenti costanti.

“Abbiamo apprezzato la disponibilità del Commissario a condividere le informazioni sulla ricostruzione attraverso un’unica piattaforma informativa e a utilizzare gli open data per tracciare al meglio tutto il processo di ricostruzione. Nell’incontro di oggi si è mostrato aperto alla collaborazione con la società civile per assicurare trasparenza, legalità e partecipazione. Tre requisiti irrinunciabili se si vuole che la ricostruzione abbia successo e rispetti le scadenze”, dichiara Beatrice Costa, Responsabile Programmi di ActionAid Italia.

Subito dopo il sisma, ActionAid ha sostenuto lo sviluppo della piattaforma informativa TerremotoCentroItalia.info insieme alla comunità di attivisti civici digitali che si è spontaneamente messa al lavoro per raccogliere i dati utili alla gestione dell’emergenza e alla trasparenza del progetto di ricostruzione. In questa prima fase la piattaforma ha lo scopo di aggregare le informazioni raccolte dalle istituzioni, dalle associazioni e dagli individui quali mappature, foto satellitari, richieste, offerte di aiuto e tutti i dati che possono rivelarsi utili. La piattaforma è accessibile con qualsiasi dispositivo e compatibile con altri sistemi già esistenti. Nel medio e lungo periodo potrà essere un utilissimo strumento per il monitoraggio partecipato della ricostruzione.

Per informazioni

Ufficio Pubbliche Relazioni e Media ActionAid Italia International

via Tevere, 20 – 00198 Roma Tel. +39 06 45200526

Francesca Landi, Capo Unità Relazioni Pubbliche e Media Tel. 06 45200526 – Cell. 3355478571 francesca.landi@actionaid.org

Gabriele Carchella, Addetto stampa Tel. 06 45200526 – Cell. 3294025813 gabriele.carchella@actionaid.org

Barbara Antonelli, Information Officer Tel 06 45200526 – Cell. 3385706446 barbara.antonelli@actionaid.org

LA MAPPA DELL’INNOVAZIONE IN PUGLIA

La Mappa dell’Innovazione in Puglia è un progetto che nasce con l’obiettivo quello di intercettare i focolai di innovazione presenti sul territorio. E’ oramai molto comune che nascono idee e progetti che però troppo spesso hanno difficoltà a strutturarsi e consolidarsi per diventare opportunità per il territorio.

Per questo motivo PugliaStartup, in collaborazione con OpenPuglia, la BCC di S. Marzano di S. Giuseppe e Mappiamo ha deciso di attivare un questionario per raccogliere dati su queste realtà per portarle alla luce e all’attenzione di chi fa le politiche del territorio.

La fase di raccolta dati verrà effettuata attraverso un questionario on line disponibile alla pagina www.pugliastartup.it/questionario. La compilazione del questionario è su base volontaria mentre il disegno del questionario è stato realizzato in modo tale da poter capire ad esempio in quale direzione si sta muovendo l’innovazione sul territorio, quali sono gli ostacoli che limitano la possibilità di trasformare una intuizione, una idea in un progetto strutturato che possa consolidarsi e diventare opportunità. Opportunità di lavoro, di impresa e opportunità di crescita di tutto l’ecosistema dell’innovazione.

Cercare di capire e monitorare quello che sta accadendo diventa così il modo migliore per orientare le decisioni e le politiche del territorio. Per questo i risultati dell’iniziativa saranno pubblicati in un report e condivisi non soltanto con coloro che avranno partecipato all’indagine ma anche con chi amministra la Regione in tema di innovazione.

L’associazione OnData ha deciso di concedere il patrocinio a questa iniziativa che verrà presentata ufficialmente il prossimo 14 Ottobre in una conferenza stampa organizzata presso la camera di Commercio di Taranto.

osservatorio-dellinnovazione

Pulire le pareti della “casa di vetro”

enter image description here

Umberto Di Maggio di Libera ha invitato l’associazione onData alla summer schoolGIA’ – Giovani InnovAzioni“.

La scuola, rivolta a persone di età compresa tra i 18 ai 35 anni, “intende valorizzare quei percorsi d’impresa sociale innovativa in grado di valorizzare le risorse ambientali ed i beni comuni e capaci di innescare politiche di sviluppo partecipate”.

Nel programma molto ricco che invito a visualizzare, ci è stato proposto di sviluppare questo tema: “Pubblicità, trasparenza e dati aperti. Progetti, esperienze, metodi, strumenti”. L’invito era per school regionale siciliana, e sono andato io 🙂

Ho fatto una presentazione ispirata a una frase celebre del 1908 di Filippo Turati, che mi ha fatto scoprire l’avvocato Gerlando Gibilaro al GIS Day del 2010:

Dove un superiore, pubblico interesse non imponga un momentaneo segreto, la casa dell’amministrazione dovrebbe essere di vetro

La “casa di vetro” è sempre una metafora di grosso stimolo e appunto ispirazione, così come lo è ConfiScatiBene e allora sono partito da una domanda: le “case” confiscate sono di vetro?

La domanda mi è stata utile per sviluppare un percorso didattico di poco meno di due ore in cui, a partire da esempi didattici di “vetri da pulire”, ho descritto cosa li rendesse opachi e come fare per riportarli alla originale trasparenza. In fondo basta un po’ di olio di gomito e qualche foglio di giornale.

enter image description here

Ho usato questa metafora per sottolineare come possa (alle volte) essere semplice trasformare dati, in modo da rimuoverne quell’opacità funzionale, computazionale e descrittiva che a volte li caratterizzano. Ho fatto una carrellata rapidissima di tre tipi di strumenti utili, e per ognuno un mini esempio pratico. Queste le tre tipologie:

  • strumenti per automatizzare operazione ripetitive, con un esempio basato su importo.io, con cui abbiamo estratto dati da 37 pagine web con la medesima struttura (la prima era questa);
  • strumenti per estrarre informazioni da un PDF, con un esempio basato sul mitico tabula, con cui abbiamo estratto da un PDF la tabella con i beni immobiliari del comune di Palermo;
  • strumenti di ogni giorno e di facile utilizzo, come il passapomodoro, con cui fare cose speciali” come la “salsa” (o “suco” come diciamo qui in una delle due Sicilie).

enter image description here

La metafora di sopra l’ho usata per il “foglio elettronico“, strumento che abbiamo tutti e con cui si possono fare numerose operazioni “automagiche” (cit. Borruso). Ho usato in particolare lo Sheet di Google Drive e un esempio della funzione IMPORTXML per mostrare come:

  • estrarre per ogni post pubblicato nella sezione foto di Internazionale, solo per quelli che contengono nei tag un riferimento al paese in cui avvengono i fatti illustrati, il titolo, l’URL del post, l’URL dell’immagine e il nome del paese;
  • generare a partire da questi dati, una mappa live (fatta con uMap), in cui sono visibili i luoghi di questa sezione di questa bella rivista.

enter image description here

Ho chiuso con l’ultima definizione “ufficiale” di Open Data, pubblicata alcuni giorni fa da GOVLAB:

Open data is publicly available data that can be universally and readily accessed, used, and redistributed free of charge. It is structured for usability and computability

Per me è la seconda volta in questa scuola, e anche questa torno a casa con una bella energia dentro. Ho visto diversi occhi “accesi” e ho sentito nelle teste dei presenti tanti topolini correre nelle loro ruote. E sopratutto torno più ricco, perché non è il tipo di “pubblico” a cui sono più abituato. Non si tratta infatti di persone che amano la tecnologia e che nella vita fanno cose con questa, ma bensì “fanno cose e vedono gente” e dopo questa school la utilizzeranno per farne e vederne di più e meglio.

Questo il mio augurio.


Qui le slide che ho utilizzato come “substrato”: http://slides.com/dataninja/gia2016

Luci ed ombre del terzo piano d’azione sull’Open Government Partnership

L’Open Government Partnership (OGP) è una piattaforma internazionale nella quale i governi di tutto il mondo sono chiamati a proporre e realizzare azioni di governo aperto, per favorire una maggiore trasparenza delle istituzioni e una più facile partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica (info sul sito ufficiale). L’Italia partecipa dal 2012 con “piani di azione” biennali, grazie ai quali si impegna a costruire progetti e percorsi partecipativi. Il 31 agosto 2016 scade la fase di consultazione pubblica del terzo piano d’azione (2016-2017). L’associazione Ondata ha partecipato ad alcune fasi di questa consultazione e sono emersi vari elementi tanto positivi quanto negativi, che in questo post vorremmo porre all’attenzione degli addetti ai lavori. 


Autori: alla scrittura di questo testo hanno partecipato: Ilaria Vitellio, Vincenzo Patruno, Patrizia Saggini e Andrea Nelson Mauro di Ondata, insieme a Matteo Brunati di Spaghetti OpenData. Si ringraziano per la revisione Davide Taibi, Lorenzo Perone e Nicola Bruno
CreditiIllustrazione di copertina: “La protesta ai tempi del web: ribellarsi è giusto (imho)”. Di Massimo Gentile, mediumitalic.com


  • Com’è andata fin qui?
    Innanzitutto il pregresso: stando a IRM (meccanismo indipendente di valutazione) che ha redatto due report (disponibili a questo indirizzo http://open.gov.it/i-report/) su quanto fatto finora, il piano 2012-2013 ha avuto un livello di completamento di soli 3 punti su 16, mentre il successivo (2014-2015) ha fatto peggio con un livello di completamento di 1 punto su 6. Dal 2011 (anno in cui se n’è cominciato a discutere) ad oggi in Italia sono cambiati 4 governi (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi) e tre presidenti dell’Agenzia per l’Italia Digitale – AGID (Ragosa, Poggiani, Samaritani).
  • Il terzo piano di azione 2016-2018
    I progetti in cantiere sono presentati sul sito Open.Gov.it. Per comodità di lettura li abbiamo estratti (scraping) e messi in questa tabella. I titoli e le descrizioni di dettaglio sono spesso interessanti, a volte riferiti a provvedimenti approvati (come la legge sul FOIA), a volte a progetti esistenti per i quali viene proposto un miglioramento (ad esempio OpenCoesione Plus, il cui futuro è spiegato qui dai responsabili del progetto), a volte su progetti nuovi dal grande potenziale (nuovi portali con dati aperti e iniziative per favorire partecipazione, empowerment e formazioni dei cittadini). Sappiamo che l’Action Plan è un piano nazionale volto a individuare una strategia di open governament per il paese, dichiarare obiettivi generali e articolare azioni per raggiungerli. Il campo di intervento è dunque nazionale, ma coinvolge tutta la filiera delle istituzioni fino alla dimensione locale. Ad esempio il National Action Plan dell United Kingdom (NAP del Maggio 2016) articola 13 azioni, tutte coerenti con una strategia nazionale dell’open government concentrando le attività nello sviluppo di standard comuni di dati, di piattaforme nazionali, di hub, di registri pubblici, etc. L’attuale Action Plan Italiano, in fase di consultazione, prevede 32 azioni (contro le 6 del piano precedente), alcune a dimensione nazionale e a carattere strutturale e innovativo, altre a dimensione locale e/o come singoli progetti.

Nel complesso emerge un Action Plan che, se pur ambizioso, si presenta carente di una visione prospettica, con alcune azioni che appaiono più essere a carattere dimostrativo piuttosto che coerenti ad una strategia complessiva per il paese.

Alcune di queste azioni, come suggeriamo successivamente per quelle a dimensione locale, andrebbero o riarticolate come parti di una strategia nazionale o diventare esse stesse azioni da attuare a livello nazionale.

Tutto molto interessante, per carità. Questo governo Renzi in due anni ha mostrato che crede nel digitale portando avanti progetti e iniziative che adesso sembrano avere una chiara importanza strategica, mentre con i precedenti governi sembravano avanzare o per inerzia o nei rivoli di altri macroprovvedimenti, ma senza essere integrati in una progettazione specifica. Ci sono però degli elementi che a nostro giudizio andrebbero chiariti:

  • Com’è stato costruito il terzo Action Plan? Partecipazione vera o soltanto di testimonianza?
    Ogni Paese aderente a OGP ha delle tappe e delle tempistiche che sono state predeterminate. Le tempistiche per l’Italia prevedevano ben sei mesi di co-progettazione nella stesura dell’Action Plan 2016-2018. In realtà le cose sono andate diversamente. L’amministrazione centrale ha tenuto il primo incontro attorno al 25 maggio, mentre la società civile è stata convocata al Dipartimento della Funzione Pubblica il 6 giugno, con una scaletta serrata per la stesura delle proposte che saranno poi le idee da cui il governo è partito per la compilazione del piano da inviare entro il 30 giugno. I tempi dichiarati il 6 giugno sono stati rispettati, ma ovviamente le difficoltà nel creare quella base di conoscenza comune necessaria a non disperdere idee e stimoli hanno minato la qualità e il merito delle proposte arrivate dalla società civile. Specie ricordandosi che il processo di partecipazione è consultivo, il rischio di disperdere capitale sociale per una mancata chiarezza tra le parti è sempre alto. La sfida alla partecipazione oggi dovrebbe rispondere a un diverso modello di costruzione delle politiche che mobilita la società civile non in quanto semplicemente destinataria delle politiche, ma in quanto protagonista attiva nella loro definizione, realizzazione, monitoraggio e implementazione. La sfida iniziata con la stesura dell’Action Plan 2016-18 è un compromesso non ottimale nella gestione della partecipazione, è stata realizzata in brevissimo tempo (40 giorni invece che 6 mesi, come previsto dalla roadmap ufficiale, senza poter lavorare in maniera adeguata con tutte le parti coinvolte.

Per un lettore e un cittadino non consapevoli della dinamica messa in atto, è importante conoscere questa condizione preliminare: una condivisione necessaria a creare quella fiducia tra le parti che spesso è stata messa in discussione.

  • Quali sono i fondi per finanziare il terzo piano OGP?
    Siamo in una fase ancora preliminare, il che spiega forse la mancanza di informazioni sul tema. Ma da quanto ci risulta, non è stato in nessuna sede ancora specificato come questi progetti verranno finanziati. Una strada che parrebbe percorribile (ma ancora tutta da verificare) potrebbe portare l’AGID a diventare il braccio operativo del Governo nell’attuazione del programma, tentando di finanziare le azioni previste attraverso l’assegnazione di fondi dal PON Governance (oltre 800 Milioni di euro). Recentemente sono stati poi assegnati dei fondi (qualche centinaio di milioni di euro) al PON Governance (info qui). Le iniziative verranno finanziate così?
  • Trasparenza sui fondi per finanziare OGP
    Se fossero questi i fondi, o anche se fossero altri, ci aspetteremmo che venisse reso trasparente il loro utilizzo, per esempio rilasciandone le informazioni in formato open e con aggiornamenti tempestivi. Come verranno assegnati? Per fare cosa? A chi? Ci vorrebbe un Open OGP! Verrà fatto?
  • Come verrà misurata la realizzazione del piano e la sua efficacia?
    Dirlo ora è forse prematuro? Probabilmente no: per evitare che il terzo piano d’azione OGP faccia flop come i due precedenti, sarebbe forse il caso di predisporre un modello di monitoraggio costante delle azioni, misurare lo stato di avanzamento con criteri chiari, la spesa sostenuta, costruire degli indicatori di performance (quanti partecipanti alla singola azione? quanti download per i singoli dati? quanti utenti per le singole piattaforme?). Per il momento sul sito Open.gov.it esiste una pagina “Monitora” attualmente vuota.
  • Azioni sulle singole città. Perché Roma, Milano, Bologna, Lecce? Non sarebbe meglio una Azione complessiva per le città a partire da quelle metropolitane e che contenga anche un “Piano OpenData” nazionale?
    L’Action Plan è un piano nazionale volto a individuare una strategia di open government per i Paese articolando azioni specifiche ma con una visione strategica nazionale. Quelle contenute nell’attuale Action Plan, relative alle singole città, appaiono assecondare una visione a macchia di leopardo, carente di coordinamento, strategia e visione di insieme a livello nazionale. Inoltre tale approccio non chiarisce  come sono stati scelti i progetti. Con quali criteri? Perché non sono state, ad esempio, coinvolte le 14 città metropolitane, cui sono destinati i fondi di PON Metro? Altre città possono eventualmente aderire? Il potenziale di azioni locali è quello di testare direzioni di sviluppo per economie di scala su una copertura geografica ben precisa, partendo dal basso, ma ancorandosi ad una strategia comune di crescita per il sistema paese. Ad esempio, parlando di Open Data – ma la logica vale anche per ciò che riguarda partecipazione, accountability, cittadinanza digitale e innovazione –  è chiaro che il valore potenziale (anche commerciale) di un’azione che coinvolge tutti i capoluoghi di provincia è ben diverso da una serie di dati aperti a macchia di leopardo in giro per l’Italia. Le aziende non vedrebbero valore in quella fonte di dati, frutto di aperture totalmente casuali, e senza garanzie di mantenimento e aggiornamento. Perchè non scegliere almeno una scala ben precisa per le azioni locali e testare l’economia di scala su pochi ma ben individuati temi, come era stato proposto dalla società civile nella fase iniziale?  In tal senso sarebbe opportuno elaborare un’azione complessiva e trasversale ai temi per le città, a partire da quelle metropolitane, in cui ogni città può, nei prossimi due anni, riconoscersi declinando localmente l’azione attraverso singoli progetti. Questi progetti quindi andrebbero ad arricchire una strategia complessiva e coordinata per le città, più che essere avviati in maniera disconnessa l’uno dall’altro. Infine, si segnala, che tra le città non compare Messina unica città italiana che in questo momento è partner di OpenGovernmentPartnership.

Il primo anno dell’associazione Ondata: ecco cosa abbiamo fatto

Primo anno di attività, primo bilancio delle cose fatte: Ondata è nata come associazione di promozione sociale per diffondere i valori della trasparenza e della cultura dei dati attraverso le competenze digitali e il giornalismo investigativo, nel giugno del 2015. Un anno dopo ecco le prime azioni che abbiamo posto in essere

Sbilanciamoci

Nel corso del 2015 onData ha collaborato alla stesura della Controfinanziaria di Sbilanciamoci, campagna alla quale l’associazione ha anche il sito online, grazie a un lavoro di team (per onData, Andrea Borruso, Andrea Nelson Mauro e Gianluca De Martino, mentre per Sbilanciamoci, Duccio Zola, Sara Nunzi e Matteo Micalella). Alla campagna Sbilanciamoci! partecipano 47 organizzazioni, tra cui associazioni ambientaliste e per i diritti civili, sindacati, movimenti studenteschi, fondazioni culturali. Tra queste c’è onData, che ha contributo alla stesura della parte del capitolo Altraeconomia dedicato a trasparenza e open data (vai al sito internet). Nello stesso capitolo si prevede uno stanziamento di un milione di euro per gli open data per l’economia solidale, un milione di euro per l’istituzione di un fondo per il commercio equo e solidale; 10 milioni per la riconversione ecologica delle imprese; altri 10 milioni per il piano strategico nazionale per la piccola distribuzione organizzata.

Costruire un Albo Pretorio Popolare

L’associazione OnData al termine del 2015, ha tenuto delle attività di formazione e divulgazione sul valore degli Albi Pretori e sul come renderli più alla portata di tutti. Si tratta di un’iniziativa che nasce dal progetto denominato “Albo POP” – POP sta per “popolare” – nato per portare nel quotidiano di ciascuno tutte le informazioni che normalmente transitano dagli Albi Pretori comunali, una vera miniera per la conoscenza del proprio territorio. Un momento molto importante è stata una lezione frontale, tenuta presso “La bottega dei sapori e dei saperi della legalità” di Palermo – bene confiscato alle mafie gestito da Libera Sicilia – dopo il quale si sono sviluppati diversi momenti di didattica e confronto online. In questo percorso le persone hanno imparato sia a conoscere gli albi pretori, sia a sviluppare procedure di scraping di dati da pagine web e lo loro pubblicazione strutturata e automatica online tramite feed RSS. (vai al sito internet di AlboPOP)

Open Data Campania

onData, in collaborazione con l’associazione MappiNa, ha lanciato il progetto Open Data Campania, presentato al pubblico e alla stampa nel corso dell’Open Data Day 2016 tenutosi al Pan di Napoli, alla presenza di rappresentanti istituzionali del Comune di Napoli e della Regione Campania. L’evento è stato costituito da una prima fase di tavola rotonda sul tema dei dati aperti e dall’interoperabilità degli stessi, in modo tale da produrre app e altri servizi per la cittadinanza. All’iniziativa, che ha ottenuto il patrocinio del Comune di Napoli e della Regione Campania, hanno preso parte anche le classi partecipanti ad A Scuola di Open Coesione, iniziativa di monitoraggio civico, di data journalism e storytelling promossa in collaborazione con il Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca. L’evento ha posto le basi per il lancio del “non portale” della Campania collegato al sito www.opendatacampania.it, che conterrà i dataset presenti su svariati siti regionali nei formati più differenti.

Ripresi Bene

onData ha promosso la realizzazione di video sui beni confiscati alle Mafie. Elena Iannone, videomaker, ha realizzato un breve prototipo per documentare i singoli beni confiscati e la loro nuova vita. Raccontare le storie e le difficoltà che caratterizzano l’iter di assegnazione dei beni significa, secondo onData, dar visibilità al percorso che coinvolge le istituzioni, le amministrazioni e il terzo settore. OnData ha deciso di promuovere la realizzazione di una serie di video per raccontare la realtà e le singole storie che da stringhe di dati diventano volti, luoghi, e relazioni.

Confiscated Goods

L’associazione onData ha sostenuto il lavoro di un team internazionale di data journalist, che a dicembre 2015 ha pubblicato l’inchiesta Confiscated Goods (vai al sito internet del progetto), proiezione europea di Confiscati Bene, progetto per la trasparenza sui beni confiscati attraverso il monitoraggio civico, gli open data e il giornalismo investigativo. Confiscated Goods ha coinvolto giornalisti di cinque Paesi, è stato pubblicato su diverse testate italiane e straniere anche in inglese, spagnolo, tedesco e francese. Il progetto giornalistico, cofinanziato dalla Fondazione JournalismFund, punta alla costruzione di un database europeo sui beni confiscati, che consenta una mappatura di immobili e aziende sottratti alla criminalità.

Mentoring Hackathon “The big Hack” – Roma

Il 10 e l’11 ottobre 2015 a Roma più di 150 sviluppatori si sono radunati al “The big hack”, il più grande hackathon italiano sul tema dell’Internet of things. Ondata ha prestato tre dei suoi soci, Gianluca De Martino, Alessio Cimarelli e Elena Iannone che, in qualità di Mentors, hanno supervisionato il lavoro dei gruppi di hackers per aiutarli a sviluppare e condividere idee innovative, per migliorare e incrementare i servizi a disposizione dei cittadini grazie agli Open Data. “The Big Hack”, è il più grande hackaton italiano (vai al sito internet dell’iniziativa), organizzato da Asset Camera e Codemotion con la partecipazione di AgiD, Regione Lazio, Eni, Agenzia per la Mobilità di Roma Capitale e Trenitalia.I partecipanti sono stati chiamati a ideare soluzioni in grado di migliorare e facilitare il rapporto tra cittadini e PA, sfruttando gli OpenData presenti sul portale nazionale dati.gov.it. e creare nuovi servizi e applicazioni su trasparenza, territorio, cultura e turismo e made in Italy.

 

Un’onDina al Comune di Napoli per fare OpenData sul trasporto pubblico

“Da oggi, sulla pagina del sito internet del Comune di Napoli dedicata agli ‘open data’ è stata creata una sezione dedicata ai trasporti che contiene tutte le informazioni sull’offerta
dei servizi, sia bus che metropolitana, effettuati dall’ANM”.

Inizia così il comunicato stampa che mi arriva via mail dallo staff dell’Assessorato alla Mobilità del Comune di Napoli in formato odt e il sul mio viso appare un sorriso.
E’ il risultato di una piccola prova di intelligenza istituzionale, intendendo per istituzioni non nell’accezione politica e giuridica, ma come il risultato di una virtuosa relazione sociale attraverso cui amministratori, organizzazioni, cittadini elaborano visioni condivise di beni comuni, come di problemi e soluzioni.

La storia è questa. Nel settembre 2015, su un noto social network l’Assessore alla Mobilità del Comune di Napoli, Mario Calabrese, pubblica sul suo profilo personale la notizia che Moovit (l’app molto diffusa che informa sul trasporto locale) e Comune di Napoli, in particolare l’Agenzia Napoletana Mobilità ANM, hanno siglato un accordo per fornire agli utenti della app le informazioni in tempo reale sul trasporto pubblico.
Io non conosco di persona l’Assessore, ma siamo “amici” sul social, e così – nonostante non ami commentare sulle pagine dei politici locali – mi scappa la domanda: “Bene Assessore, ma se forniamo i dati a Moovit, perchè non li pubblichiamo in open data sul portale del Comune di Napoli?”. Dietro questa domanda, qualcuno commenta a favore e forse, o almeno me lo auguro, l’assessore non pensa che io sia un troll.

Qualche mese dopo credo di aver fatto lo stesso tipo di considerazione, sempre sulla pagina personale dell’assessore, sui confini delle zone a parcheggio per i residenti, che sono state variate, ma di cui non si trova traccia nel sito del Comune di Napoli.
Silenzio. Due giorni dopo vengo convocata in Assessorato.

Trovo Assessore e Staff preparati sugli open data e disposti ad avviare un processo di apertura. Perchè di processo si tratta: coinvolge le strutture dell’amministrazione, innesca innovazione nelle pratiche e nelle culture, promuove la condivisione della conoscenza, non solo valorizzando quella dei funzionari amministrativi, ma ne riformula la produzione attraverso il contributo dei cittadini.
Così, consapevoli che si è solo all’inizio, insieme si decide di iniziare ad aprire i dati disponibili e si organizza una riunione con i funzionari dell’Agenzia Napoletana Mobilità.

Oggi, questi dati sono on line sul portale Open Data del Comune di Napoli e il comunicato stampa riporta le parole dell’Assessore Calabrese “rendiamo già disponibili questi dati per alcuni applicativi molto diffusi, come Google transit e Moovit, che consentono agli utenti di consultare le informazioni sui servizi di trasporto in città. Con la pubblicazione in formato aperto vogliamo consentire a tutti quelli che operano nel settore di potersi cimentare nello sviluppo di app per l’infomobilità da mettere a disposizione degli utenti del trasporto collettivo”. Inoltre l’Assessore ha inviato analoga richiesta di pubblicazione dei dati ad altri due enti: l’EAV (Ente Autonomo Volturno della Regione Campania) che gestisce le linee della Circumvesuviana, Cumana e Circumflegrea, e a Trenitalia, che gestisce la linea 2 della metropolitana di Napoli.

Aprire i dati pubblici, non è una semplice operazione di trasparenza amministrativa, ma un processo volto alla costruzione di territori dell’innovazione. In questo processo se da un lato, ognuno interviene con i propri ruoli, le proprie conoscenze e competenze, dall’altro la responsabilità della costruzione di questi territori è diffusa: in chi apre i dati, in chi li utilizza e riutilizza e in chi contribuisce ad implementarli restituendoli a tutti. Una responsabilità diffusa che concorre  a quella visione di condivisa di beni comuni (al plurale, e in questo caso digitali) attraverso cui oggi ci cimentiamo collettivamente a restituire alle istituzioni il loro essere esiti di una pratica sociale condivisa.

Questi i temi che affronteremo nell’Intarnarional Open Data Day Campania, che si terrà a Napoli il 5 marzo 2016. L’evento è promosso dalle associazioni onData, Mappina – Mappa Alternativa delle Città e dal gruppo Open Data Campania e  organizzato con il supporto del gruppo Open Data Sicilia, del progetto A Scuola di Open Coesione e in collaborazione con Regione Campania, Comune di Napoli e Università degli Studi di Napoli Federico II.

Qui il programma.

Siamo solo all’inizio, avanti tutta!

Sbilanciamoci: per un investimento pubblico sugli open data

Cosa servirebbe per costruire davvero un ecosistema di dati in Italia? Ce lo siamo chiesti più volte ed abbiamo cominciato a mettere giù proposte per realizzarlo. Lo abbiamo fatto all’interno della Controfinanziaria di Sbilanciamoci, campagna alla quale abbiamo donato anche il sito online che si trova qui, grazie a un lavoro di team (per onData, Andrea Borruso, Andrea Nelson Mauro e me medesimo, mentre per Sbilanciamoci, Duccio Zola, Sara Nunzi e Matteo Micalella). Ecco il testo che abbiamo pubblicato e ripubblichiamo qui

Secondo uno studio di McKinsey (2013) l’impatto a livello globale di una politica Open Data inciderebbe con una crescita del Pil del 4,1% (qui la fonte). Lateral invece stima nel 2014 un potenziale impatto di +1,1% sul Pil (qui la fonte). Inoltre, un recentissimo studio (novembre 2015) dell’organizzazione britannica Nesta sostiene che in Gran Bretagna, per ogni sterlina investita in Open Data, il ritorno potenziale è di dieci volte superiore. I modelli e le stime emergono da analisi elaborate in contesti macroeconomici e microeconomici (qui la fonte). Si propone pertanto un investimento iniziale nel 2016 pari a 200 milioni di euro, capace di generare un ritorno economico nel tempo davvero consistente.

Alla campagna Sbilanciamoci! partecipano 47 organizzazioni, tra cui associazioni ambientaliste e per i diritti civili, sindacati, movimenti studenteschi, fondazioni culturali. Tra queste c’è onData, che ha contributo alla stesura della parte del capitolo Altraeconomia dedicato a trasparenza e open data.

Nello stesso capitolo si prevede uno stanziamento di un milione di euro per gli open data per l’economia solidale, un milione di euro per l’istituzione di un fondo per il commercio equo e solidale; 10 milioni per la riconversione ecologica delle imprese; altri 10 milioni per il piano strategico nazionale per la piccola distribuzione organizzata.

Sankey flussi Controfinanziaria (1)

Nel rapporto indichiamo anche le azioni da intraprendere per investire seriamente negli open data:

  • La Pa rilasci in formato digitale e con licenza Open tutti i propri dati, all’interno del perimetro indicato. Sono dati che di fatto sono già nella disponibilità delle istituzioni perché vengono prodotti e raccolti nell’ambito dell’esercizio delle proprie funzioni. Ad esempio: tutte le aziende sanitarie acquistano prodotti di consumo, come garze o siringhe, e il mercato sarebbe estremamente più competitivo se ognuna di esse sapesse qual è la siringa più economica ed efficace che si può acquistare. Tutto ciò sarebbe inoltre di supporto all’obbligo di trasparenza che ha il settore pubblico, riducendo sprechi e arginando enormemente scenari di opacità nel mondo delle forniture sanitarie.
  • La Pa preveda il rilascio di Open Data in tutti i progetti che vengono commissionati a soggetti esterni a qualsiasi titolo, sensibilizzando le imprese in questa direzione. Ad esempio: se viene realizzato un progetto ad opera di un fornitore, a quel fornitore va chiesto di rilasciare i dati prodotti o raccolti durante lo sviluppo del progetto in formato Open.

Nel complesso sono 89 le proposte alla controfinanziaria da 35 miliardi di euro, tre in più rispetto a quella presentata dal governo Renzi e recentemente approvata al Senato. Il rapporto individua anche le coperture, soprattutto dal fisco (24,9 miliardi di euro). Sbilanciamoci! chiede una nuova tassazione, come la Tobin Tax (5 miliardi), patrimoniali finanziarie su persone fisiche e imprese (2 miliardi a testa), e la mancata abolizione della Tasi, cavallo di battaglia del premier Renzi, che farebbe risparmiare allo Stato 3,8 miliardi di euro, ma riduce le possibilità di recepimento delle proposte da parte della maggioranza di governo.

Photo credits: Flickr/justgrimes

Il Decalogo delle Community Data Driven

In questi anni ho bazzicato molte community data driven (incentrate cioè sulla discussione e sull’uso dei dati), e ho incontrato molti statactivists (figura di cui accenno qui). Ma non nascondo una certa difficoltà a comprendere e generalizzare alcune dinamiche. Così trovo davvero interessante il Decalogo delle community data driven che ho letto in WebCOSI, un gran bel report su casi italiani e non di questo tipo di gruppi. Lo riassumo rapidamente per punti, per schematizzarlo anche nella mia testa.

  1. L’obiettivo è il benessere per tutti – Cosa forse ovvia per chi conosce le community, ma non credo del tutto a chi vi partecipa. Contribuire a una comunità significa decidere cosa fare e cosa non fare tenendo ben presente questo obiettivo.
  2. La strada è il progesso della società e l’innovazione – Le community possono avere ruoli sociali e spiccatamente se sono Data Driven. La diffusione di dati e competenze richiede apprendimento dei singoli e progressi tecnologici e di metodo da parte di chi detiene i dati.
  3. I dati sono il compasso (per tracciare la strada) – Come percorrere la strada per il progresso della società e l’innovazione? Il percorso viene tracciato da dati, dal loro uso e dalle informazioni che da essi si possono estrarre.
  4. Risolvere i problemi: questo è il metodo – Come fare a scegliere i dati sui quali lavorare e perché? La risposta è: cercare di capire se lavorare su quei dati può risolvere un problema, e quale.
  5. Il Mantra è “Rendilo pubblico” – Se la democrazia è «L’esercizio in pubblico del potere pubblico» (Norberto Bobbio), chiedere e fare trasparenza sulla cosa pubblica è il modo migliore per sostenere la democrazia.
  6. Il pilastro è la partecipazione di persone competenti – Stimolare chi partecipa ad acquisire nuove competenze sui dati, in modo che le possa usare in base ai propri scopi.
  7. La strategia è: protesta e proposta – È un cliché vecchio ma è praticato anche qui. Ad esempio, se ci si rivolge a un’istituzione si dice spesso: «Non funziona questa cosa che fai, ecco come puoi sistemarla». In questo si annida anche una possibile sovrapposizione col business (Dove finisce l’attivista e comincia il consulente-imprenditore?).
  8. Fare rete è il concetto chiave – Le comunità ne beneficiano sia perché aumenta la competenza sui temi trattati se i contributi vengono da competenze personali diverse, sia perché il networking abilita la costruzione di referenze che rendono la comunità più o meno impattante, in base a chi ne afferma la competenza/credibilità e come lo fa (più sei credibile più sei competente, più sei competente più sei credibile).
  9. Le competenze tecnologiche sono un stimolo (e un obiettivo) – Acquisire competenze ICT e usarle per facilitare gli obiettivi della comunità sono cruciali. Non è fondamentale che tutti imparino a scrivere il codice ma è cruciale che ciascuno di noi sappia quali sono le cose che si possono fare con il codice (e sarebbe impossibile in certi casi farle senza codice).
  10. Il valore aggiunto è il Community BuildingIn quanto partecipano? Che competenze hanno? Chi guarda da fuori una community si pone domande del genere. Alle quali la community risponde con un invito a partecipare, magari offrendo il proprio supporto per risolvere un problema.

Gli obiettivi

Interessanti in WebCOSI anche gli obiettivi elencati (forse un po’ incompleti). Eccoli rapidamente:

  1. Ridurre il gap digitale – E favorire la crescita di competenze digitali il più possibile.
  2. I cittadini contanoSia perché hanno un nuovo spazio per avere voce in capitolo, sia perché partecipano al processo di estrazione di informazioni dai dati e imparano.

Parlare di OpenData per sentirsi parte della modernità (e poi non fare nulla)

Nell’era delle buzzword che fanno tendenza e creano bolle digitali a rischio evaporazione, anche il bel filone degli OpenData è finito nel fiume fuffarolo. Lo penso da tempo, non nego: non è questione di dire se il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno, ma quando ancora sia vuoto.

Che gli OpenData italici siano su per giù una goccia nell’oceano (più che nel bicchiere) è (di)mostrato da alcune ricerche che mi paiono rilevanti, tutte del settembre 2015.

  • Il report di WebCOSI (scarica il PDF): la ricerca narra i principali casi di progetti e gruppi di pressione in questo ambito e la cosa secondo me tristissima è che Italia questo progetti e gruppi sono sempre gli stessi.
  • Il report di TACOD (scarica il PDF): mostra la sostanziale irrilevanza degli OpenData in termini di lotta alla corruzione in Italia (stessa irrelevanza ha avuto fino ad oggi – settembre 2015 – la pubblicazione dei dati in Amministrazione trasparente). L’Italia aspetta un FOIA da anni, per il momento però si è fatta molta propaganda e nessuna legge all’altezza di essere chiamata FOIA (se ti interessa, approfondisce con questa analisi di OpenPolis)

A prescindere dal motivo che ci spinge ad usare i dati e promuoverne l’apertura (lavoro, attivismo, hobby), mi ha molto incuriosito la figura dello statactivist, coniata da ricercatori francesi, dei quali ho letto sul report di WebCOSI (pagina 10)

The term statactivsm has to employed in fact in describing «those experiments aimed at reappropriating statistics’ power of denunciation and
emancipation which consist in a wide number of practices», such as that of «quantifying original data to make an issue visible and relevant»

Non ne avevo mai sentito parlare, e a quanto leggo è una cosa molto seria e interessante, connessa alla Società liquida, nella nostra Età dell’incertezza, teorizzate da Zygmunt Bauman (sempre da Webcosi, pagina 6).

Ora, posto che non sono un filosofo e non certo uno studioso di Bauman, mi piace giocare però con le sue parole (mi perdoni!) e con le sue dichiarazioni celebri. Ho la netta sensazione che parlare di Opendata sia diventato un requisito essenziale per far parte della modernità (un po’ come per tutto il lessico globale tipo startup, bigdata, duepuntozero e blabla). Dunque, ne parliamo perché se non lo facessimo ci sentiremmo esclusi dalla modernità?

Quel che è peggio, se (sempre applicando arbitrariamente Bauman al caso nostro) nella modernità la morale è la regolazione coercitiva dell’agire sociale attraverso la proposta di valori o leggi universali a cui nessun uomo ragionevole (la razionalità è caratteristica della modernità) può sottrarsi» (da Wikipedia), mi viene da pensare che tutti noi parliamo in buonissima fede di OpenData perché la morale ce lo impone, punto e basta.

Ma per fare cosa?